Ubuntu 10.04 – Suonare con M-audio Keystation 61ES – soundfonts gratuiti e di qualità

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A parte tutti i problemi che la nuova Ubuntu 10.04 mi ha dato con il vecchio notebook, posso dire di essere soddisfatto ora che ho riprovato a far funzionare la mia tastiera M-Audio Keystation 61-ES.

Un po’ di tempo fa su Gutsy avevo già affrontato il problema riuscendo a far suonare la tastiera, ma poi ho abbandonato. Giusto per sfizio, dopo aver risolto i mille problemi di grub2 (con la 9.10 e le precedenti mai avute così tante rogne), ho provato a collegare nuovamente la Keystation 61ES. Ovviamente è stata riconosciuta istantaneamente dal sistema come si vede nell’immagine. Ah, dimenticavo, essendo usb basta digitare il solito comando nel terminale: lsusb

Probabilmente anche altri modelli vengono rilevati in automatico. L’obiettivo questa volta è quello di suonare con dei font audio decenti e possibilmente con una vasta scelta di strumenti. Il risultato finale è molto positivo e soddisfacente. Servono praticamente gli stessi programmi dell’altra volta con qualche aggiunta.

1- I Soundfont da utilizzare

Questi sono la base fondamentale per poter suonare con qualsiasi tastiera midi. Più sono di qualità e campionati come si deve e maggiore sarà la sensazione di suonare con strumenti simili agli originali.

Nel nostro caso scarichiamo due soundfonts:

- il primo è scaricabile a questo indirizzo http://www.pianosounds.com/freesoundfont.htm e ed il suono di un pianoforte di buona qualità. Per estrarlo vi servirà anche il programma wine essendo un archivio autoestraente .exe

USERNAME = july
PASSWORD = flag

- il secondo invece lo si scarica da Gestione pacchetti (synaptic) cercando le seguenti voci:

fluid-soundfont-gs
fluid-soundfont-gm

(è comunque possibile installarli sempre con il solito metodo sudo apt-get install fluid-soundfont-gs ecc…)

Questi ultimi due soundfont contengono una miriade di strumenti musicali gratuiti, alcuni qualitativamente interessanti. Consigliatissimo per chi vuole divertirsi e avere la possibilità di suonare archi, piano, orchestra, fiati, legni, synth, ecc…

2- I programmi necessari

Rapidamente i pacchetti che servono sono i seguenti:

jackd
qsynth
qjackctl
vkeybd (opzionale se non avete la pianola USB)

Sono tutti installabili da Gestione Pacchetti

3- Jack Control

Durante l’installazione potrebbe chiedervi se volete aumentare la priorità del programma per avere una latenza audio minore. Se avete almeno 1 GB di ram (forse anche qualcosa meno), mette il segno di spunta quando richiesto.

Una volta installato lanciatelo da Applicazioni > Audio e Video > Jack Control

Quasi sicuramente quando premerete il tasto PLAY vi restituirà un errore. Per evitarlo conviene editare subito il file limits.conf situato nella cartella /etc/security/

Digitate:

sudo gedit /etc/security/limits.conf

Inserite in fondo queste due righe, salvate e chiudete:

@audio          -       rtprio          100
@audio          -       nice            -10

Fatto questo dovrete verificare che il vostro utente faccia parte del gruppo “audio”. Per verificare ciò dovete andare nel menù Amministrazione -> Utenti e Gruppi, cliccare su Gestisci Gruppi, selezionare la voce audio nella lista e cliccare su proprietà, aggiungere infine il segno di spunta sul vostro utente. Riavviate la sessione.

Ora il server Jackd non dovrebbe dare più errori. Lanciate Jack Control e premete il tasto PLAY.

Il server dovrebbe avviarsi. Lasciatelo lì e passiamo ad un’altra configurazione (poi torniamo su jackd). La tastiera USB deve essere collegata e accesa.

4- Configurazione di Qsynth

Andate in Applicazioni -> Altro -> Qsynth e avviatelo.

Qsynth è un interfaccia grafica (GUI) che vi permette di caricare i soundfonts precedentemente scaricati e vi permette pure di controllare gli effetti.

Quello che dovete fare è:

- cliccare su SETUP
- nella finestra che appare, cliccate su Soundfonts
- cliccate su OPEN e cercate i soundfonts scaricati all’inizio. Per semplicità scegliamo fluid-soundfont-gs
fluid-soundfont-gm. Sono nella cartella /usr/share/sounds/sf2/
- selezionateli entrambi (usate il tasto ctrl per la selezione multipla)
- cliccate su OK e uscite dal Setup

Vi chiederà di riavviare l’applicazione, fatelo cliccando su yes

Ora torniamo a jackd, ma ricordatevi il tasto Channels perché dopo servirà per cambiare gli strumenti musicali.

5- Connessione M-Audio Keystation 61ES con Jackd

Ritornate alla finestra del server jackd lasciata aperta prima. Cliccate su Connect, nel menù che appare cliccate su ALSA e collegate usando il mouse tasto sx la tastiera a sinistra con Fluid Synth come si vede in figura:

Dovreste già poter sentire il suono di un pianoforte se premete i tasti della pianola.

6- Scegliere gli strumenti in Qsynth

Il primo strumento proposto è un pianoforte, ma sono disponibili tanti altri strumenti gratuiti. Tornate nella finestra di Qsynth, cliccate sul tasto Channels e si aprirà questa finestra:

La vostra tastiera è il primo canale (1), cliccando su Yamaha Grand Piano ecc… si aprirà una nuova finestra nella quale potrete selezione tantissimi strumenti ed effetti sonori. Per esempio nel BANK 0 sono selezionabili circa 127 strumenti, negli altri ci sono per lo più effetti sonori.

Fine, ora avete la vostra M-Audio Keystation 61 ES perfettamente funzionante su Ubuntu 10.04 (funziona anche su versioni precedenti). La latenza audio non è male considerando l’età vetusta del notebook e la scheda audio integrata non di ultima generazione.

Prossimamente proverò a cercare di utilizzare software per registrare quello che si suona e comporre.  Se nel frattempo volete testarli ecco quelli consigliati: Muse Score,  Rosegarden e ovviamente il noto Audacity.

Riferimenti per la stesura della guida:
- Forum di Ubuntu (english)
- Guida precedente Gutsy

Ubuntu – Creare un archivio multiplo rar o tar NON compresso (storage)

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La gestione degli archivi in Ubuntu è semplice e rapida. Mi è capitato però di dovere trasferire un file di grosse dimensioni in un disco formattato in FAT32, ma la copia non poteva essere effettuata in quanto il file superava il limite dei 4GB. La cosa migliore in questi casi è spezzare il file in parti di dimensioni ridotte. Per velocizzare il processo non volevo applicare una compressione, ma volevo solamente eseguire l’azione di “store“, divisione in parti uguali. L’obiettivo quindi era quello di creare un archivio multiplo spezzato in file da 100 MB con estensione RAR non compresso.

Il gestore archivi integrato è più che sufficiente per gestire gli archivi, ricordatevi solamente di integrare anche rar e 7zip per una maggiore compatibilità e flessibilità. Entrambi si possono facilmente installare da Ubuntu Software Center o da terminale.

L’opzione “store” senza compressione non è possibile selezionarla dal menù del gestore archivi; infatti come si vede nella foto posso solamente decidere il tipo di estensione, se cifrare l’elenco e la dimensione delle singole parti. Se il file da dividere è molto, ma molto grosso, potrebbero volerci diversi minuti per “splittarlo” e comprimerlo. Ecco perchè non conviene applicare la compressione durante la divisione in parti. Sinceramente non avevo voglia di aspettare così tanto. Ho cercato se esisteva un’interfaccia grafica per semplificare l’operazione. Ho installato diversi programmi senza però trovare l’opzione di archivio multiplo rar senza compressione. Uè magari non l’ho vista… Alla fine ho utilizzato la console.

Per semplificare la spiegazione:

Estesione archivio: rar
Compressione: no
Dimensione del file origine: 4000 MB (4 gigabyte)
Dimensione parti dei file: 100 MB
Nome file da spezzare senza comprimerlo: esempio.iso (è possibile anche scegliere una cartella)
Origine file: /home/nomeutente/Scrivania/esempio.iso
Destinazione archivio multiplo: /home/nomeutente/Scrivania/archivio (la cartella “archivio” deve esistere prima di lanciare il comando)
Nome File Archivio: esempio.rar

Il comando sarà:

rar a -m0 -v100000 /home/nomeutente/Scrivania/archivio/esempio.rar /home/nomeutente/Scrivania/esempio.iso

Praticamente rar è il nome del programma, a è l’opzione che crea l’archivio aggiungendo i files, -m0 (è uno zero) è il rapporto di compressione (0 è il valore per lo “store”), -v100000 è l’opzione che permette la divisione dell’archivio in parti da 100 MB (è espresso in byte), poi si mette il percorso con il nome dell’archivio da creare e infine il percorso del file di origine.

Il risultato saranno quaranta (40) file da 100 MB nella cartella “archivio”:

esempio.part1.rar
esempio.part2.rar
esempio.part3.rar

…ecc…

Se avessimo voluto creare invece un archivio multiplo (sempre senza compressione) con estensione TAR il comando da lanciare sarebbe stato il seguente:

tar -c -L 1000000 -f 1.tar -f 2-tar -f 3.tar -f 4.tar -f 5.tar /home/nomeutente/Scrivania/esempio.iso

Come vedete ho volutamente aumentato la grandezza dei file multipli perché altrimenti avrei dovuto scrivere quaranta volte l’opzione -f 1.tar -f 2.tar … -f 40.tar. Questo perché con il TAR dobbiamo decidere noi in quanti file vogliamo spezzare esempio.iso.

Mettendo l’opzione -L 1000000 decido che esempio.iso verrà suddiviso in file da 1000 MB (1 GB). Conoscendo la dimensione originale so che servono almeno 4 file da 1 GB per spezzare un file unico di 4 GB. Ho messo anche l’opzione -f 5.tar per sicurezza in quanto il file originale potrebbe essere 4010 MB e non 4000 MB precisi. Sempre meglio inserire un file in più per sicurezza.

Quindi per creare archivi multipli non compressi meglio TAR o RAR? Beh sicuramente il RAR è più compatibile con i programmi per gestire gli archivi disponibili su Windows, ma anche il TAR viene tranquillamente aperto da programmi come IZArc. Scelgo RAR in quanto crea da solo gli archivi e ci pensa lui a creare le parti. Il TAR invece richiede l’inserimento dell’opzione -f tante volte quante sono le parti in cui vogliamo spezzare il file unico esempio.iso

Questi due semplici comandi teneteveli da parte se siete soliti spezzettare gli archivi senza comprimerli. Se oltre alla divisione in parti volete anche comprimerli allora basterà utilizzare il menù di Ubuntu cliccando tasto Destro sul file da eleborare, scegliere rar e mettere la spunta a “Dividere in volumi da”. (vedi foto iniziale)

Ubuntu, Foto e Batch: come trasformare le proprie immagini in pochi click!

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Nel lungo processo di migrazione verso Ubuntu, oggi mi sono imbattuto in un software veramente interessante e utile. Va certamente inserito nella lista dei programmi indispensabili da scaricare e configurare non appena si installa Ubuntu.

Quante volte vi sarà capitato di dover ridurre delle immagini, delle fotografie, in modo da creare file più leggeri per la posta elettronica? O semplicemente dovete rinominare una lista di fotografie e volete fare prima inserendo anche la vostra filigrana?

Quando si tratta di un paio di foto non ci sono problemi, ma quando dovete ridimensionare una intera cartella di immagini? Ecco Phatch, ci pensa lui a convertire tutto e in pochi click. Il nome Phatch è la fusione tra Photo e Batch; quando si parla di batch si intende un processo ripetuto n volte per n oggetti.

Esempio: dobbiamo rinominare dei files contenuti in una cartella; prima di tutto è necessario impostare il comando per rinominare un singolo file e successivamente, con una procedura batch, lo si applica a tutti i files contenuti nella cartella. Stesso discorso vale quando si vogliono ridimensionare delle immagini e portarle tutte quante ad una dimensione di 800×600. Prima si imposta come ridimensionarne una e poi si estende questo processo a tutte le fotografie che vogliamo ridimensionare.

Questo è uno degli aspetti delle procedure batch.

Dopo la breve parentesi sul batch torniamo a Phatch. Innanzitutto come si installa? Nel solito modo semplice offerto da Ubuntu e cioè aprendo Ubuntu Software Center situato in Applicazioni. Scrivete la parola “phatch” ed eccolo pronto per l’installazione. Procedete cliccando sulla freccia e poi su Installa. Così facendo avrete installato però la versione linea di comando, un po’ complicata da usare per chi non ha molta familiarità con il terminale e comunque molto scomoda. Per installare quella con la GUI (Graphical User Interface) dobbiamo ricorrere al solito comando del terminale:

Aprite il terminale in questo modo:

ALT+F2 e digitate:

gnome-terminal

Ora che il terminale è aperto digitate:

sudo apt-get install phatch-nautilus

(io ho installato entrambi i pacchetti, dovrebbe funzionare anche installandolo in questo modo sudo apt-get install phatch)

Ora vediamo come funziona il programma.

Per aprirlo andate in Applicazioni-> Grafica-> Phatch Processore Batch delle foto

Si presenta così:

Il funzionamento è molto facile ed intuitivo, i passaggi da fare li riassumo in questo modo:

1-aprire il programma
2-cliccare su + per aggiungere uno o più comandi alla “action list“, che è la lista delle azioni da eseguire sulle immagini.
3-configurare le singole azioni
4-concludere sempre la lista delle azioni con l’azione Salva, altrimenti non verrà salvato nulla.
5-scegliere la destinazione per le foto modificate (meglio impostare una cartella differente per mantenere un po’ di ordine)
6-scegliere la cartella dove sono contenute le immagini o foto da modificare
7-cliccare su Strumenti->Esegui per iniziare la procedura

Il punto FONDAMENTALE di questo programma è l’ordine di esecuzione delle singole azioni. C’è una logica che dovrete decidere voi.

La cosa migliore per capire è provare. Mettiamo di dover ridurre delle immagini, arrotondare gli angoli delle foto, inserire un testo, inclinare le foto per dare un effetto di prospettiva, salvare tutto come jpg.

1-Apro il programma

2-Scelgo il comando per ridimensionare o scalare le immagini

Clicco sul +, scelgo nel menu a cascata “Tutto” e cerco la voce “Scala”. Volendo è possibile scrivere la parola “scala” dentro lo spazio bianco. Clicco su Aggiungi per inserirla nella Action List

Nella foto si notano i parametri che possiamo modificare. Nel nostro caso decidiamo che la nuova dimensione delle immagini deve essere 800 x 600 a 72dpi, mantenendo le proporzioni. (ognuno cambierà i parametri come preferisce).

3-Scelgo, nello stesso modo, l’azione che arrotonda gli angoli.

Clicco ancora sul + e cerco la voce “rotondo” e la aggiungo alla lista. Le opzioni possono anche essere lasciate così come sono, ma a piacere è possibile variare la curvatura dell’angolo e il colore dello sfondo dell’immagine.

4-Ora devo aggiungere la funzione di testo in sovraimpressione

Clicco sul +, cerco “testo” e lo aggiungo alla lista. Scelgo cosa scrivere, il carattere da utilizzare, il colore del testo, la posizione, ecc…Ogni parametro potrà essere personalizzato secondo i gusti personali.

5-Ora è il momento di dare un maggior senso di prospettiva alle nostre fotografie.

Clicco sul + e cerco “prospettiva” e lo aggiungo alla lista. L’opzione principale da modificare è “Proiezione” cliccandoci sopra. Appare una finestra dove posso scegliere delle forme prospettiche preimpostate. Ne scelgo una che mi piace e clicco “seleziona”, consiglio per provare “Corner Bottom Right” (selezionabile in basso a sinistra). Per ora non tocco altri parametri.

6-Va inserito uno sfondo bianco

Clicco sul + e cerco “sfondo” e lo lascio bianco.

7-Ho finito, ma manca ancora l’ultima azione, quella di “Salvataggio”

Clicco sul +, cerco “Salva” e clicco su “Aggiungi”. Devo modificare sicuramente il nome del file immagine. A me ha dato errore quando ho scelto un paio di opzioni, ma funziona bene se imposto come nome “Image<###index>” oppure posso scrivere “Image_Phatch<###index>” per distinguerle da quelle non modificate. Insomma qua c’è da sbizzarrirsi nella scelta; è fondamentale inserire il parametro <###index> per numerarle. Poi devo scegliere il tipo di formato, ad esempio JPG, ma posso anche non mettere nulla e il formato in uscita sarà identico alle foto originali. Se le foto sono jpg, usciranno jpg. La parte più importante è la cartella di destinazione. Meglio impostare una cartella differente dalla cartella di origine.

La nostra Action List è completa, suggerisco di salvarla per non dover ripetere i passaggi in futuro. Cliccate su Action List-> Salva come… e salvatela dove volete. Per richiamarla in futuro basterà andare in Action List-> Apri e cercare la posizione dove avete salvato la vostra Action List.

Di default il programma salva le action list nel seguente percorso:

/home/nomeutente/.local/share/phatch/actionlist

Riassumendo, le azioni dovranno essere in questo ordine:

Ora il nostro Phatch è pronto per iniziare la procedura di trasformazione delle immagini

8- cliccate su Strumenti-> Esegui per iniziare il processo

Scegliete la cartella di origine, cioè quella che contiene le foto da modificare, cliccando su “Sfoglia Cartella”.

Ora cliccate su “BATCH”, apparirà una finestra con la lista delle foto che verranno modificate, scegliete “CONTINUA” per iniziare il processo che può richiedere da qualche secondo a diversi minuti in funzione del numero delle foto e delle azioni che sceglierete.

Il risultato non sarà un granché, ma l’obiettivo di questi passaggi è quello di farvi prendere familiarità con il programma e le opzioni. Ora che avete compreso come funziona il programma potrete sperimentare voi stessi le numerose combinazioni possibili fino ad ottenere un risultato piacevole.

Ho preparato come esempio una lista batch che permette di trasformare le vostre immagini in Polaroid. Ma nel programma esiste già la funzione Polaroid! Vero, ma in questo modo è possibile modificare a piacere molti più parametri. Ho volontariamente omesso la rotazione perché le immagini, ruotando, vengono ricampionate e aumenta la seghettatura delle linee. Conviene ruotarle in un secondo momento o farsi un’altra procedura batch che ruoti le immagini senza ricampionarle.

C’è anche la filigrana, watermark, che potete modificare creandovi una immagine tipo logo da inserire nella cartella:

/home/vostroutente/.local/share/phatch/watermarks

Scaricate la Action List, cercate di capire come funzione e modificate i vostri parametri a piacere per ottenere le vostre immagini personalizzate.

Il risultato sarà come questa foto

Ora che la Action List è pronta è possibile velocizzare ancora di più il processo di trasformazione attivando la DROPLET, che è una finestrella nella quale trascinare le immagini da modificare evitando di dover andare a selezionare la cartella. Funziona anche con selezioni multiple. Si attiva cliccando su Visualizza e mettendo il segno di spunta su Droplet

Note bene: è possibile attivarla solo se è stata caricata una Action List

Per oggi è tutto. Phatch è veramente un programma utile. Gratuito e ricco di funzioni tutte da scoprire. Personalmente lo installerò sempre nella mia Ubuntu.

SITO DEL PRODUTTORE

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